CAO FEI

Cao Fei

(Guangzhou, 1978)

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Bio / Focus

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BioFocus

Figlia di un famoso scultore, durante gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Guangzhou, Cao Fei realizza le prime opere performative e video con le quali mette già in scena le principali tematiche della sua produzione futura, fortemente radicata sull’analisi degli sviluppi della società contemporanea cinese. Nel 2003, assieme all’artista e regista Ou Ning, realizza il documentario sperimentale San Yuan Li, che esamina gli effetti della rapida crescita economica e dello sviluppo industriale sulla vita rurale del villaggio omonimo. Il film è frutto di una commissione da parte della Biennale di Venezia, dove è stato esposto lo stesso anno. Nel 2006 realizza Whose Utopia una grande opera composta da tre parti con la quale indaga come le aspettative individuali si scontrino con la vita quotidiana degli operai di una fabbrica di lampadine. Nel 2007, con i.Mirror dà vita al suo avatar, China Tracy, utilizzando la piattaforma digitale Second Life per riflettere sui confini fra esistenza virtuale e fisica. In maniera analoga nel 2008 ha realizzato RMB City, città di pixel dove sperimentare nuovi processi artistici insieme alle istituzioni e agli artisti coinvolti. I suoi lavori sono stati esposti nei principali musei internazionali; fra le mostre più recenti si ricordano quella al MoMA PS1 di New York nel 2016, al Centre Pompidou di Parigi nel 2019, alla Serpentine Gallery di Londra nel 2020, e al MAXXI di Roma nel 2021.

Focus / italiano

“Il mio futuro non è un sogno” si legge negli ideogrammi in cantonese sulle magliette di un gruppo di operai in posa di fronte all’obbiettivo. L’immagine fa parte del terzo capitolo del progetto Whose Utopia realizzato da Cao Fei all’interno della fabbrica di lampadine OSRAM a Foshan nell’area del Pearl River Delta fra il 2005 e il 2006. L’opera, che prende forma sia attraverso il linguaggio video che quello fotografico, è frutto di una residenza promossa dalla Siemens Art Program, durante la quale l’artista ha coinvolto i dipendenti dell’azienda attraverso un questionario composto da differenti domande, come “Perché hai deciso di lasciare la tua casa e andare verso il delta del fiume?” o “Cosa speri di ottenere dal tuo futuro?”. Dopo questa prima fase Cao Fei ha invitato alcuni dei partecipanti a mettere in scena delle performance all’interno dei luoghi stessi di lavoro: nel bel mezzo del processo produttivo, ci troviamo di fronte a operai che suonano le note di una canzone con la chitarra o eseguono sinuosi passi di danza indossando la divisa da lavoro, o preziosi abiti di scena. Le aspirazioni individuali diventano così evidenti e, affiancate alla produttività dei macchinari, si manifestano in tutta la loro fragilità. Rimane una domanda dal sapore agrodolce: chi trae beneficio da questo veloce e inarrestabile progresso?

The daughter of a well-known sculptor, Cao Fei created her first performance and video works while a student at the Fine Arts Academy of Guangzhou, exploring the themes that became distinctive of her future production, rooted in analysis of developments in contemporary Chinese society. In 2003, she created the experimental documentary San Yuan Li with the artist and director Ou Ning, examining the effects of rapid economic growth and industrial development on rural life in the village by the same name. The film was commissioned by the Venice Biennale, where it was screened the same year. In 2006, she created Whose Utopia, a vast, three-part work that looks at how individual expectations clash with the everyday life of workers in a light bulb factory. In 2007, she introduced her avatar China Tracy in the work i.Mirror, using the Second Life digital platform to reflect on the boundaries between virtual and physical existence. RMB City from 2008 was similarly conceived, a pixelated city for experimenting with new artistic processes with participating institutions and artists. Her work has been displayed in the world’s leading museums, her most recent exhibitions including those at MoMA PS1, New York (2016), Centre Pompidou, Paris (2019), Serpentine Gallery, London (2020) and MAXXI, Rome (2021).

“My future is not a dream”, read the words in Cantonese on the t-shirts worn by a group of workers posing for the camera. The image is part of the third instalment of Cao Fei’s project Whose Utopia, filmed at the OSRAM light bulb factory in Foshan, in the area of the Pearl River Delta, between 2005 and 2006. This work, which combines the languages of video and photography, was created during a Siemens Art Program residency at the factory, during which the artist engaged the company’s employees through a questionnaire filled with questions like “Why did you decide to leave your home and go to the river delta?” and “What do you hope to achieve in the future?” Cao Fei next invited some of the participants to perform inside the factory: right in the middle of the production process, we find ourselves before workers playing songs on a guitar or dancing sinuously wearing work clothes or elaborate costumes. Their individual aspirations thus become clear and, alongside the productivity of the machinery, are expressed in all their fragility. One bitter-sweet question remains: who benefits from this fast and unstoppable progress?