CARLA CERATI

Carla Cerati

(Bergamo, 1926 – Milano / Milan, 2016)

ITALIANO
Bio / Focus

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BioFocus

Dopo aver abbandonato il lavoro di sarta, Carla Cerati si appassiona alla fotografia alla fine degli anni cinquanta. Il passaggio alla fotografia professionale avviene quasi casualmente: realizza alcuni scatti di uno spettacolo teatrale di Franco Enriquez e il regista le consiglia di venderle ai giornali. Lei lo ascolta e da lì a poco inizia a pubblicare sulle principali riviste italiane. Nel 1965 parte per un viaggio nel Sud Italia, le cui immagini verranno poi pubblicate sul portfolio intitolato Nove Paesaggi Italiani, progettato da Bruno Munari, con una presentazione di Renato Guttuso. In questi anni continua a fotografare in teatro e, inviata dell’“Espresso”, inizia a ritrarre i personaggi più in vista della cultura del tempo. Nel 1968 si dedica, insieme a Gianni Berengo Gardin, a una ricerca sulla situazione dei manicomi italiani, raccolta l’anno successivo nell’epocale volume Morire di Classe, curato da Franco Basaglia. In questi anni il suo obbiettivo si divide fra racconti mondani e documentazione dei movimenti sociali e politici, ritraendo in prima linea i tumulti degli anni di piombo. Nel 1973 pubblica il suo primo romanzo, Un amore fraterno. Negli anni ottanta si allontana progressivamente dal fotogiornalismo abbracciando una fotografia maggiormente concettuale, tendente all’astrazione e alla ricerca compositiva.

Focus / italiano

Nel 1970 Carla Cerati viene inviata dall’“Espresso” a fotografare l’inaugurazione del negozio di arredamento aperto a Milano da Willy Rizzo e Nucci Valsecchi con lo scopo di catturare “squarci di vita mondana con belle donne”, come racconta la stessa autrice nell’introduzione al libro Mondo Cocktail, pubblicato nel 1974 da Amilcare Pizzi. Qui, come se si trovasse davanti a uno degli spettacoli teatrali che era solita immortalare, osserva e fotografa l’atteggiamento di una bella donna che, disinvolta, scherza e ride con la padrona di casa seduta su un letto con una coperta di renna. Vedendo queste immagini una volta sviluppate, decide di dedicarsi a un’indagine fra i frequentatori delle feste che animano i salotti della Milano “da bere”: un vero e proprio mondo a sé stante, abitato da donne eleganti, vestiti eccentrici, bisbigli, confidenze e sorrisi tirati. Su tutto aleggia ancora lo sfarzo del boom economico nonostante l’Italia stia attraversando uno dei periodi di maggiore tensione politica dalla fine della guerra. Sapendo di non poter davvero utilizzare uno sguardo critico nei confronti di questa società, essendone anch’essa parte, Carla Cerati si aggira fra un party e l’altro come “il bambino allo zoo davanti alla gabbia delle scimmie: le osserva e si diverte mentre altri lo osservano e si divertono del suo divertimento”.

After abandoning her work as a seamstress, Carla Cerati developed a passion for photography at the end of the 1950s. The transition to professional photography came about almost casually: she took some photos of a theatrical show by Franco Enriquez and he advised her to sell them to the papers. She followed his advice and soon started to publish her photos in the most important Italian magazines. In 1965 she travelled to Southern Italy, and the photos she took there were published in the portfolio entitled Nove Paesaggi Italiani, designed by Bruno Munari, with a presentation by Renato Guttuso. In those years she continued taking photos in theatres and, as photo reporter for “L’Espresso”, she began to take photos of the most prominent cultural personalities of the time. In 1968, together with Gianni Berengo Gardin, she undertook a photographic research on the state of Italian mental institutions that the following year was published in the landmark volume Morire di Classe curated by Franco Basaglia. During those years she explored glamourous events as well as social, and political movements, capturing the atmospheres of the tumultuous Anni di piombo (Years of lead). In 1973 she published her first novel, Un amore fraterno. During the 1980s she progressively distanced herself from photojournalism and embraced a more conceptual photography developing a more abstract and compositional line of research.

In 1970 the weekly magazine L’Espresso sent Carla Cerati to take photos of the inauguration of Willy Rizzo and Nucci Valsecchi’s furniture shop in Milan to capture “a glimpse of glamorous nightlife with beautiful women”, as the author herself wrote in the introduction of the book Mondo Cocktail, published in 1974 by Amilcare Pizzi. Just like the theatre shows she used to photograph, Cerati observes and captures the gestures of a beautiful woman laughing and having a good time with a friend on a bed with a suede blanket. After seeing the developed photos, Cerati decided to undertake a photographic research on the habitués of the 1980s “Milano da bere” gatherings: a world unto itself, inhabited by elegant women, eccentric clothes, whispers, secrets, and forced smiles. A world that was still reflecting the ostentation of the economic boom even though Italy was experiencing one of the most politically tense periods since the end of the war. Aware that she could not observe this world from a critical standpoint, since she herself was part of it, Carla Cerati went from one party to another like “a child at the zoo in front of the monkey’s cage: observing and enjoying herself while the others observed her, enjoying themselves in seeing her enjoyment”.