GERDA TARO

Gerda Taro

(Stoccarda / Stuttgart, 1910 – Brunete, 1937)

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Bio / Focus

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BioFocus

Nata da una famiglia borghese di ebrei polacchi, fin da giovanissima Gerda Taro, all’anagrafe Gerda Pohorylle, prende parte alle attività del Partito comunista tedesco, opponendosi apertamente all’ascesa al potere del nazionalsocialismo. Nel 1933 è costretta a lasciare la Germania e si stabilisce a Parigi, dove lavora come dattilografa e segretaria. Qui conosce il fotografo ungherese Endre Friedman, con il quale inizia un’appassionata storia d’amore. Insieme inventano il personaggio di Robert Capa, celebre reporter americano arrivato in Europa per lavorare, ottenendo grazie a questo escamotage molti più incarichi e guadagni. Le loro fotografie, inizialmente firmate indistintamente “Capa-Taro”, vengono pubblicate dai principali periodici del tempo, come “Ce Soir”, “Life” e “Vu”. Nel 1936 i due partono per la Spagna, documentando la Guerra civile. Nel 1937 il nome di Taro inizia a emergere autonomamente, così come la sua fama di fotografa disposta a mettere in pericolo la propria vita per il lavoro. Nello stesso anno, dopo estenuanti giornate passate a realizzare il suo reportage più importante sulla battaglia di Brunete, muore a causa delle gravi ferite riportate durante un incidente nel quale è coinvolta. Inizialmente offuscata dalla fama di Capa, la sua figura sta ottenendo negli ultimi anni una forte riscoperta soprattutto grazie al corposo lavoro di ricerca a lei dedicato dall’International Center of Photography di New York, da cui nel 2008 è nata una mostra poi ospitata in numerose sedi in tutto il mondo. Nel 2017 il romanzo ispirato alle sue gesta, La ragazza con la Leica di Helena Kaneczek, ha definitivamente consacrato la sua figura all’attenzione del grande pubblico.

Focus / italiano

Il 5 agosto 1936, insieme al compagno Robert Capa, Gerda Taro arriva a Barcellona per raccontare, su incarico di “Vu”, la Guerra civile spagnola. Per lei la fotografia è la naturale prosecuzione dell’impegno politico che l’ha animata fin da giovanissima, causandole anche un’incarcerazione, trovando in questo impiego terreno fertile per esprimere le proprie idee antifasciste. In Spagna, infatti, non è narratrice distaccata degli eventi, ma documenta da un punto di vista interno la vita delle truppe del Fronte popolare. È nei momenti di quotidianità, che le sue inquadrature manifestano esplicitamente una vicinanza non solo fisica, ma anche emotiva nei confronti dei soggetti ritratti, con i quali si avverte una vera e propria identificazione. Lo si nota in particolare nelle fotografie che realizza a un gruppo di donne miliziane appartenenti al Partito socialista unificato della Catalogna, il ramo catalano del Partito comunista spagnolo, che si allena in una spiaggia poco distante dalla città. È qui che realizza il suo scatto più noto: protesa in avanti e appoggiata sopra il ginocchio, una miliziana si esercita a tirare con la pistola. La posa lascia intravedere le scarpe col tacco, come a infrangere gli stereotipi sulla figura femminile di cui Taro, prima reporter della storia, ha saputo superare i limiti.

Gerda Taro, whose real name was Gerda Pohorylle, was born into a middleclass Jewish family from Poland. At a very young age she joined the activities of the German Communist Party openly contrasting the rise to power of National Socialism. In 1933 she was forced to leave Germany and settled in Paris, where she worked as a typist and secretary. There she met Hungarian photographer Endre Friedman, with whom she began a passionate love affair. The couple invented the character of Robert Capa, a famous American reporter who had come to Europe to work, which proved a clever strategy that brought them more work and a higher income. Their photographs, initially signed “Capa-Taro”, appeared in the main magazines of the time, such as Ce Soir, Life and Vu. In 1936 the two photo reporters travelled to Spain, where they documented the civil war. In 1937, Taro began to make a name for herself as a war a photographer ready to put her life at risk for her work. That same year, after exhausting days spent working at her most important assignment, the coverage of the Battle of Brunete, she died due to the serious injuries she suffered in a car crash. Initially overshadowed by Capa’s fame, her work has been recently rediscovered, especially thanks to the extensive research carried out by the International Center of Photography in New York, from which an exhibition, born in 2008, was hosted in numerous places around the world. In 2017, the novel inspired by her life entitled The Girl with the Leica by Helena Janeczek, definitively brought her name to the attention of the greater public.

On 5 August 1936, Gerda Taro and her partner Robert Capa, arrived in Barcelona to report on the Spanish Civil War on behalf of Vu. For Taro, photography was the natural continuation of her political commitment, which had motivated her since a very young age and had even caused her to spend time in prison. For Taro photography was a way to express her anti-fascist ideas. In Spain, she did not work as a detached witness and photographer, but chose to document life of the Popular Front troops as an insider. Her shots of these people’s everyday life reflect her physical and emotional closeness and her identification with their cause. Taro’s personal approach is well represented by the photographs she took of a group of women soldiers of the Unified Socialist Party Catalonia militia, the Catalan branch of the Spanish Communist Party, while training on a beach not far from the city. This was where she took her most famous photograph: leaning forward and resting her arm on her knee, a militiawoman practices shooting with a gun. The pose allows a glimpse of her heels, as if to break the stereotypes of the female representation whose limits Taro, history’s first women war reporter, was able to overcome.