GRACIELA ITURBIDE

Graciela Iturbide

(Città del Messico, 1942)

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Bio / Focus

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BioFocus

Dopo la tragica scomparsa della figlia di sei anni, nel 1969 Graciela Iturbide si iscrive al Centro Universitario de Estudios Cinematográficos dell’Università nazionale autonoma del Messico. Qui si appassiona alla fotografia grazie agli insegnamenti di Manuel Álvarez Bravo, di cui è assistente dal 1970 al 1971. Nella prima metà degli anni settanta, Iturbide viaggia attraverso l’America Latina, in particolare a Cuba e Panama, per realizzare diversi reportage. Nel 1978 è fra i fondatori del Mexican Council of Photography. Nello stesso anno, su incarico dall’Archivio etnografico dell’Istituto nazionale indigeno, documenta la vita degli Indiani Seri, gruppo di pescatori nomadi che vivono nel deserto di Sonora. Dal 1979 al 1988 ritrae il popolo zapoteca degli Juchitán, lavoro confluito poi nel libro Juchitán de las Mujeres. Nel 1988 riceve un Guggenheim Fellowship. Dagli anni ottanta al 2000 viaggia in tutto il mondo, lavorando a Cuba, in Germania, India, Madagascar, Ungheria, Parigi e negli Stati Uniti. Nel 1982 il Centre Pompidou di Parigi le dedica la prima importante personale. Fra le mostre più recenti si ricordano quella alla Tate Modern di Londra nel 2013 e quella al Museum of Fine Arts di Boston nel 2019. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi premi, fra cui l’Eugene Smith Grant nel 1987 e l’Hasselblad Award nel 2008.

Focus / italiano

Juchitán è un comune nel sudest dello stato di Oaxaca, in Messico. All’interno di questa comunità zapoteca gli stereotipi di genere vengono sovvertiti, le donne ricoprono spesso ruoli di potere e gestiscono il mercato. I mux, maschi che si riconoscono nel genere femminile, vengono rispettati e rivestono una certa importanza all’interno delle dinamiche sociali. Nonostante l’apertura alla modernità e la vicinanza con gli Stati Uniti, le tradizioni antiche dominano ancora saldamente. Qui, nel 1979, si reca Graciela Iturbide, invitata dall’amico pittore Francisco Toledo a scoprire la propria città. A questo luogo si sono interessati nel tempo diversi artisti messicani, fra cui Tina Modotti, Diego Rivera e Frida Kahlo, ma Juchitán de las Mujeres, a cui Iturbide dedica dieci anni di lavoro, è qualcosa di completamente diverso. Le immagini, in cui spesso le protagoniste posano fiere davanti l’obbiettivo, raccontano la vita pubblica e privata di queste donne. Le pratiche rituali nelle quali la tradizione cattolica messicana si intreccia con il misticismo indiano sono il centro di questo universo vitale. Il risultato è un racconto in bilico fra realtà e mito, un reportage surreale e magico, in grado di trasporre su un piano visivo la complessa cultura zapoteca che permea in maniera significativa l’intera esistenza degli abitanti di Juchitán.

After the tragic death of her six-year-old daughter, in 1969 Graciela Iturbide enrolled at the Centro Universitario de Estudios Cinematográficos dell’Università Nazionale Autonoma del Messico. Here she developed a passion for photography thanks to the teaching of Manuel Álvarez Bravo, whose assistant she was from 1970 to 1971.
In the first half of the 1970s, Iturbide travelled across Latin America, in particular to Cuba and Panama, to work on various photo-assignments. In 1978 she was among the founders of the Mexican Council of Photography. That same year, the Ethnographic Archive of the National Indigenous Institute requested her to document the life of the Seri People, a group of nomad fishermen living in the Sonora Desert. From 1979 to 1988 she photographed the Zapotec People from Juchitán, resulting in the book Juchitán de las Mujeres. In 1988 she received a Guggenheim Fellowship. From the 1980s to 2000 she travelled the world, working in Cuba, Germany, India, Madagascar, Hungary, Paris and the United States. In 1982 the Centre Pompidou in Paris dedicated a first important solo exhibition to her work. Her most recent exhibitions were held at Tate Modern in London in 2013 and at the Museum of Fine Arts of Boston in 2019. During her career she has received numerous prizes, such as the Eugene Smith Grant in 1987 and the Hasselblad Award in 2008.

Juchitán is a town in the southeast of the state of Oaxaca in Mexico. In the Zapotec community gender stereotypes are often reversed with women holding positions of power and managing the market. The muxe, males who identify with the female gender, are respected and often cover roles of a certain importance within the social dynamics of the group. Although Juchitán being open to modernity and despite its proximity to the United States, these ancient traditions prevail strongly. Graciela Iturbide travelled here in 1979 upon her painter friend Francisco Toledo’ invitation to discover his own city. Many Mexican artists have shown an interest in this place, such as Tina Modotti, Diego Rivera and Frida Kahlo. But Juchitán de las Mujeres, to which Iturbide dedicated 10 years of her life, is something completely different. The photos, in which the protagonists pose proudly in front of the camera, recount the public and private lives of these women. The rituals in which the Mexican Catholic tradition entwines with Indian mysticism are the centre of this vital universe. The result is a narration hanging in the balance between reality and myth creating a surreal and magical photo reportage, able to transpose onto a visual plane the complex Zapotec culture that permeates to a considerable extent the entire existence of the Juchitán inhabitants.