JITKA HANZLOVA

Jitka Hanzlová

(Náchod, 1958)

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Bio / Focus

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BioFocus

Nata e cresciuta in Cecoslovacchia, Jitka Hanzlová nel 1982 emigra in Germania, dove studia Design della comunicazione presso l’Università di Essen. Grazie al progetto Rokytnik, realizzato all’inizio degli anni Novanta ritraendo la propria città natale dopo più di dieci anni di lontananza, ottiene i primi importanti riconoscimenti. Attraverso fotografie dai toni morbidi e dalla luce naturale, spesso riconducibili ai generi del ritratto e del paesaggio, la sua ricerca esplora i temi dell’identità, della memoria e dell’appartenenza a un determinato luogo. Nel corso della sua carriera ha ottenuto numerosi premi tra cui il Grand Prix Award ad Arles nel 2003 e il BMW Prize a Paris Photo nel 2007. Le sue fotografie si trovano in alcune delle collezioni internazionali più prestigiose, come quelle del Museum of Modern Art di New York, del San Francisco Museum of Modern Art, dello Stedelijk Museum di Amsterdam e del Fotomuseum di Winterthur. Le sue opere sono state esposte in numerose istituzioni di tutto il mondo, come la Scottish National Portrait Gallery di Edimburgo, la Fundación MAPFRE di Madrid, il Museum Folkwang di Essen, il Barbican Centre e la The Photographer’s Gallery di Londra, lo Stedelijk Museum di Amsterdam e lo Seattle Art Museum. Ferme in piedi al centro dell’inquadratura, la luce naturale accarezza i loro volti, l’espressione è impassibile, gli occhi puntano con decisione verso la telecamera.

Focus / italiano

Le decine di donne ritratte da Jitka Hanzlová nella serie Female provengono dall’Europa, dal Nord Africa e dall’America, hanno età e stili differenti. Il contesto, seppur visibile, ha poca importanza. L’attenzione è catturata dallo sguardo che sembra volerci sfidare a scoprire il mistero che sta dietro alla loro presenza ieratica al centro dell’inquadratura. Il progetto, realizzato fra il 1997 e il 2000, richiama l’impostazione utilizzata da August Sander per il suo epocale Uomini del Ventesimo secolo ma, a differenza dei soggetti del fotografo tedesco, le donne di Hanzlová non rappresentano degli archetipi sociali, non sembrano volerci raccontare niente e tutto ciò che possiamo dedurre su di loro deriva dalle scarne e superficiali informazioni relative al loro abbigliamento. L’aspetto di ognuna di esse è familiare e misterioso al tempo stesso, rendendole presenze perturbanti all’interno di un mondo avvolto dal silenzio, intente a rivendicare semplicemente la propria esistenza di individui.

Born and raised in Czechoslovakia, Jitka Hanzlová emigrated to Germany in 1982, where she studied Communication Design at the University of Essen. She first gained acclaim with her project Rokytnik (early 1990s), in which she portrayed her hometown after an absence of more than ten years. She explores the themes of identity, memory and belonging to a specific place through photographs distinguished by soft tones and natural light and often linked to the portrait and landscape genres. She has won numerous awards, including the 2003 Grand Prix Award, Arles and the 2007 BMW – Paris Photo Prize for Contemporary Photography. Her photographs are found in some of the world’s most prestigious collections, including Museum of Modern Art, New York, San Francisco Museum of Modern Art, Stedelijk Museum, Amsterdam and Fotomuseum Winterthur. Her work has been exhibited in numerous institutions worldwide, including Scottish National Portrait Gallery, Edinburgh, Fundación MAPFRE, Madrid, Museum Folkwang, Essen, Barbican Centre and The Photographer’s Gallery, London, Stedelijk Museum, Amsterdam and Seattle Art Museum. Standing in the middle of the frame, their faces caressed by the natural light, their expressions are impassable, their eyes look resolutely at the camera.

The dozens of women portrayed by Jitka Hanzlová for the series Female (1997–2000) come from Europe, Northern Africa and America and differ in age and style. Although the context is visible, it has little importance. Our attention is captured by their gaze, which seems to challenge us to discover the mystery that lies behind their hieratic presence in the frame. The series shares some similarities with August Sander’s epochal People of the 20th Century, but unlike the German photographer’s subjects, the women portrayed by Hanzlová do not represent social archetypes, they do not seem to wish to tell us anything and all that we can discern of them comes from the scant and superficial information provided by their clothing. Each one appears at once both familiar and mysterious, rendering them unsettling presences in a world wrapped in silence, intent on simply claiming their own existence as individuals.