LEE MILLER

Lee Miller

(Poughkeepsie, 1907 – Chiddingly, 1977)

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Bio / Focus

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BioFocus

Dopo gli studi superiori in belle arti, Lee Miller frequenta il corso di scenografia all’Art Students League di New York. Nello stesso anno è salvata mentre rischia di essere investita da un’automobile dall’editore di“Vogue” Condé Nast, che le propone un contratto come fotomodella. In questo periodo sviluppa una forte passione per la fotografia e nel 1929 si trasferisce a Parigi dove diventa assistente, amante e musa di ManRay. Grazie a lui entra a far parte del movimento surrealista, collaborando anche con artisti come Picasso, Paul Éluard e Jean Cocteau. Nel 1932 torna negli Stati Uniti e allestisce un proprio studio. Dopo un periodo in Egitto, alla fine degli anni trenta si trasferisce a Londra con il nuovo compagno, l’artista e curatore Roland Penrose. Durante la guerra segue l’esercito americano come corrispondente per “Vogue”, con cui aveva ripreso a collaborare come fotografa. In questa veste realizza alcuni reportage epocali come quello all’interno dei campi di concentramento di Buchenwald e Dachau appena liberati dagli alleati. Al termine di quest’esperienza, che la segnerà per sempre, si stabilisce nella tenuta della famiglia Penrose, dove prosegue la sua vita fra occasionali collaborazioni con “Vogue”, incontri con gli amici artisti e vita domestica. Fra le esposizioni più recenti si ricorda The Art of Lee Miller al Victoria and Albert Museum nel 2008.

Focus / italiano

Dopo la caduta della città di Monaco di Baviera, il 30 aprile 1945 Lee Miller e il fotografo di “Life” David Scherman, fanno irruzione insieme alle truppe americane nell’appartamento di Hitler, al numero 16 di Prinzregentenplatz. Qui Miller scatta alcune delle immagini più significative della sua intera carriera, fra cui quella che la ritrae nuda all’interno della vasca da bagno, invadendo la sfera di vita più privata di un uomo che fino a quel momento era rivestito da un’aura mitologica. Una versione differente, ma ugualmente significativa di questo gesto beffardo e liberatorio, ritrae il sergente Arthur Peters leggere Mein Kampf sdraiato sul letto sfatto. Lo stesso trattamento è riservato alla casa di Eva Braun e ad altre abitazioni del Führer, come il Berghof di Obersalzberg, sulle Alpi salisburghesi. Queste fotografie, in bilico fra documentazione e messa in scena, non solo forniscono alla stampa illustrata una preziosa testimonianza della vita sconosciuta del dittatore nazista e della sua compagna, ma ne rivelano anche la banale normalità. La natura stessa dell’autrice, inoltre, ne rafforza l’impatto: a mandare in frantumi il mito della personalità di Hitler violandone l’intimità domestica è una donna, americana ed esponente di quell’arte ‘degenerata’ che il nazismo aveva bandito.

After completing her high school education in Fine Arts, Lee Miller attended a course in set design at the Arts Students League in New York. During that same year, she was nearly hit by a car whose driver was Condé Nast, the editor of Vogue, who then offered her a contract as a model. Over this period of time, she developed a strong passion for photography, and in 1929 moved to Paris where she became assistant, lover and muse to Man Ray. Thanks to him, she became part of the Surrealist Movement, collaborating with artists like Picasso, Paul Éluard and Jean Cocteau. In 1932, she returned to the United States and set up her own studio. After residing for a period in Egypt, she relocated to London in the 1930s with her new boyfriend, the artist and curator Roland Penrose. For the duration of the war, she followed the American armed forces as a correspondent for Vogue where she had re-established herself as a photographer. In this role, she achieved several epochal photo features, some within the confines of the Buchenwald and Dachau concentration camps immediately after they had been liberated by the allies. After this experience, which left her deeply affected for the rest of her life, she settled down at the Penrose family’s estate where she continued living her life while working on occasional collaborations with Vogue, gathering to meet with her artist friends and carrying out domestic life. The most recent exhibition is reminiscent of The Art of Lee Miller at the Victoria and Albert Museum (2008).

After the defeat of Munich in Bavaria, on 30 April 1945, Lee Miller andLife magazine photographer David Scherman burst into Hitler’s apartment (16 Prinzregentenplatz) with the American troops. Here, Miller was photographed in some of the most significant images of her entire career, among which she was portrayed naked in the bathtub, invading the most private realm of a man who, up until that moment, had been surrounded by a mythological aura. A different version, but equally significant of this mocking and liberating gesture portrays Sergeant Arthur Peters reading Mein Kampf while laying on the unmade bed. The same treatment was given to Eva Braun’s residence, as well as the Führer’s other homes, such as the Berghof (residence) in the Obersalzberg of the Bavarian Alps. These photographs, precariously pivoting between documentation and being staged for show, not only supply precious testimony of the Nazi dictator’s unknown life and that of his girlfriend with illustrations for the press, but also reveal the common and mundane. Moreover, the writer’s own nature reinforces the impact: shattering the myth of the personality of Hitler by violating his domestic intimacy as an American woman who represented the “degenerate” art that the Nazis had banned.