LISETTA CARMI

Lisetta Carmi

(Genova / Genoa, 1924)

ITALIANO
Bio / Focus

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BioFocus

Figlia di una famiglia borghese di origine ebraiche, durante la guerra è costretta a lasciare il conservatorio e a scappare in Svizzera. Nel 1945 rientra a Genova dove termina gli studi e inizia la carriera da concertista. Nel 1960, durante un viaggio in Puglia insieme a Leo Levi decide di abbandonare la musica per diventare fotografa. Negli anni successivi si dedica allo studio di questo linguaggio e inizia a ritrarre gli spettacoli al Teatro Duse di Genova. Nel 1964 realizza un reportage sui lavoratori del porto di Genova, dei quali seguiva le lotte sindacali da tempo, ottenendo un certo successo, successo che la porta a collaborare con riviste come “Il Mondo”, “Vie Nuove” e “L’Espresso”. Nel 1966 inizia il proprio lavoro con i travestiti e nello stesso anno si unisce all’agenzia fotografica Grazia Neri, la prima in Italia. Negli anni successivi continua a lavorare su diversi progetti di documentazione sociale, fra il 1969 e il 1970 compie numerosi viaggi in America Latina e in Asia. Nel 1976, in India, incontra il guru Babaji Herakhan Baba. Dopo alcuni anni, lascia la fotografia per dedicarsi alla diffusione degli insegnamenti del Maestro e fonda un Ashram a Cisternino, in Puglia, dove tutt’ora vive.

Focus / italiano

Alla fine del 1965, durante una festa di capodanno, Lisetta Carmi entra in contatto con la comunità di travestiti che lavora nel vecchio ghetto ebraico del centro storico di Genova. Quella stessa sera inizia a fotografarli e da questo incontro nascono un’amicizia e una frequentazione che dureranno fino al 1971. L’anno successivo Sergio Donnabella pubblica il volume I travestiti, con testi della stessa Carmi e dello psicanalista Elvio Fachinelli. Molte librerie rifiutano di venderlo. Con una selezione di 34 immagini, la fotografa racconta la vita dei travestiti con intimità e simpatia, mettendo contemporaneamente in discussione anche il ruolo che la società vuole imporle. I protagonisti posano ironici davanti all’obbiettivo, mostrando senza pudore la biancheria, indossando parrucche vaporose e un trucco appariscente, all’interno di case dagli arredi barocchi. Non mancano però i momenti di vita quotidiana, le risate e le passeggiate fra le vie del ghetto. Gli scatti più conosciuti di questa serie sono in bianco e nero, ma negli ultimi anni è stato riscoperto anche un prezioso nucleo a colori che testimonia, ancora una volta, l’importanza di questa ricerca capace di raccontare uno spaccato della società che ancora veniva marginalizzato.

At the end of 1965, during a New Year’s party, Carmi came into contact with the cross-dressers’ community working in the old Jewish ghetto in the historic centre of Genoa. That same evening she started to take photos of them initiating a friendship and a frequentation that continued until 1971. The following year, Sergio Donnabella published the book I travestiti (The Cross-dressers) with texts by Lisetta Carmi herself and psychoanalyst Elvio Fachinelli. Many bookshops refused to sell it. With a selection of 34 photos, the photographer intimately and fondly narrated the life of the cross-dressers and, through them, also questioning the role that society wants to impose on it. In the photos we see the protagonists posing before the camera with irony and pride, in their underwear, donning voluminous wigs and flashy make-up, inside their ornate furniture decorated homes, in a gallery of pictures from their every-day lives, with laughs, and walks along the roads of the ghetto. The best known photos of this series are in black and white, but in recent years a significant selection of colour photos has also been discovered, reconfirming once again the importance of Lisetta Carmi’s photographic research in narrating a segment of society that at that time was still being marginalized.

Born into a middleclass Jewish family, during the war Lisetta Carmi could no longer continue her studies at the conservatory of music and had escape to Switzerland. In 1945 she returned to Genoa where she graduated and began her career as a concert pianist. In 1960, during a trip to Puglia with Leo Levi she decided to give up music and become a photographer. In the following years she dedicated herself to photography and began documenting the shows that were staged at the Duse Theatre in Genoa. In 1945 she produced a well-received photographic essay on the workers at the port of Genoa and their union struggles. She began to work with magazines such as Il Mondo, Vie Nuove and L’Espresso; in 1966 she began photographing cross-dressers and joined the Grazia Neri photographic agency, the first in Italy. In the following years she undertook various social documentary photography projects, and between 1969 and 1970 made numerous trips to Latin America and Asia. In 1979, in India, she met guru Babaji Herakhan Baba. A few years later she abandoned photography and dedicated herself to the diffusion of the guru’s teachings and founded an Ashram in Cisternino, Puglia, where she currently lives.