NEWSHA TAVAKOLIAN

Newsha Tavakolian

(Tehran, 1981)

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Bio / Focus

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BioFocus

A soli sedici anni, a seguito di un corso di fotografia di sei mesi, Newsha Tavakolian inizia a lavorare come fotografa professionista per “Zan” il primo quotidiano iraniano di impronta riformista, fondato da una donna e incentrato sulla questione femminile. Nel 1999 documenta l’insurrezione studentesca a Tehra e l’anno successivo entra a far parte dell’agenzia Polaris Images. Durante i primi anni di lavoro si dedica principalmente a documentare ciò che succede nel suo paese ma dal 2003, con un reportage sulla guerra in Iraq, inizia a lavorare su scala internazionale. Fra i suoi progetti più significativi ci sono diversi reportage dedicati a donne combattenti nel Kurdistan iracheno, in Siria e in Colombia. Le sue fotografie sono state pubblicate da riviste e giornali come “The New York Times”, “National Geographic”, “Time”, “Le Figaro”, “Der Spiegel”, “Colors” e “NRC Handelsbald”. Nel 2014 vince il Carmignac Gestion Photojournalism Award e nel 2015 il Prince Claus Award. Nel 2017 diventa membro di Magnum Photos. Nel 2019, le autorità iraniane le hanno impedito di continuare a realizzare reportage all’interno del paese.

Focus / italiano

“Mentre combattevo e sparavo provavo sempre una doppia sensazione: la felicità di essere viva e la tristezza per la persona che stavo uccidendo, perché tutti noi qui siamo solo soldati che si combattono a vicenda, perché tutti noi siamo poveri e non abbiamo futuro.” Marina ha trent’anni, da diciotto fa parte delle FARC, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, guerriglia di estrema sinistra che dal 1964 combatte contro il governo colombiano. Come molte delle donne ritratte da Newsha Tavakolian in questo contesto, si è unita alle FARC ancora bambina, più per sfuggire alla povertà che per una reale convinzione politica. Hanno passato gran parte della loro esistenza nella giungla, vivendo sulla propria pelle la violenza del conflitto. Con il recente delinearsi di una risoluzione a questa situazione e con gli accordi di pace stipulati nel 2016, lo Stato colombiano ha previsto anche un piano per la reintegrazione dei combattenti all’interno della società contemporanea. Ritraendole e raccogliendone le testimonianze, Tavakolian decide di fissare proprio il momento che anticipa il ritorno a un’auspicata normalità, quando la vita di queste donne è ancora sospesa fra un passato che non le abbandonerà mai davvero e un futuro in abiti civili di cui non conoscono niente.

When she was just sixteen years old, having just completed a six-month photography course, Newsha Tavakolian began working as a professional photographer for Zan, the first Iranian reformist newspaper, founded by a woman and focused in women’s issues. In 1999, she documented the student uprising in Tehran; the following year she joined the agency Polaris Images. During the first years of her career, she focused mainly on documenting what was happening in her own country, but in 2003, with her reportage on the Iraq war, she began to work on an international scale. Her most important work includes her photographs of female fighters in Iraqi Kurdistan, Syria and Colombia. Her work has been published in numerous magazines and newspapers, including the New York Times, National Geographic, Time, Le Figaro, Der Spiegel, Colors and NRC Handelsbald. In 2014, she won the Carmignac Gestion Photojournalism Award and, in 2015, the Prince Claus Award. In 2017, she became a member of Magnum Photos. In 2019, the Iranian authorities barred her from working in Iran.

“When I was fighting and shooting I always had double feelings: happiness for being alive and sadness for the person I was killing, because all of us here are just soldiers fighting each other, because all of us are poor and have no future.” Marina is thirty-years-old and joined FARC (the Revolutionary Armed Forces of Colombia), a far-left guerrilla group founded in 1964 in opposition to the Colombian government, eighteen years ago. Like many of the female fighters portrayed by Newsha Tavakolian, she joined FARC when she was still a child, more to escape poverty than out of true political conviction. They spent most of their lives in the jungle, experiencing the violence of the conflict first-hand. As part of the peace treaty signed in 2016, the Colombian State worked out a plan for reintegrating the fighters into society. Photographing them and collecting their stories, Tavakolian focused on the anticipation of the return to a yearned-for normalcy, the moment when these women’s lives were still suspended between a past that would never truly be behind them and a future in civilian clothes that they knew nothing about.