PAOLA MATTIOLI

Paola Mattioli

(Milano / Milan, 1948)

ITALIANO
Bio / Focus

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BioFocus

Paola Mattioli studia filosofia con Enzo Paci e si laurea con una tesi sul linguaggio fotografico. Giovanissima diventa assistente di Ugo Mulas. Nel 1970, quindici giorni prima che morisse, realizza un ritratto a Giuseppe Ungaretti, pubblicato poi su diverse riviste in tutto il mondo, che lancia la sua carriera di fotografa. Attiva all’interno di movimenti femministi, nel 1974, in concomitanza con il referendum sul divorzio, pubblica con Anna Candiani il libro Immagini del no, esposto anche alla galleria Il Diaframma di Milano nello stesso anno. In questo periodo frequenta assiduamente un gruppo di artiste che ragionano su tematiche affini, esperienza da cui nasce il volume collettivo Ci vediamo mercoledì. Gli altri giorni ci immaginiamo, pubblicato nel 1978. Nel corso della sua carriera ha utilizzato la fotografia per esplorare tematiche politiche e filosofiche, dalla questione femminile al lavoro operaio, dalla natura del vedere all’uso stesso del linguaggio fotografico. Nel 2016 esce Paola Mattioli. Sguardo critico di una fotografa di Cristina Casero, la prima monografia sul suo lavoro. Nel 2020 Mattioli cura la campagna autunno/inverno 2020-21 di Dior ispirata al femminismo.

Focus / italiano

Se la tematica della rappresentazione del sé è centrale fin dagli albori del linguaggio fotografico, è negli anni settanta che assume un significato e un’importanza completamente nuovi rispetto al passato. Con la nascita dei movimenti femministi, infatti, nelle arti visive si inizia a ragionare su questo argomento con una nuova consapevolezza: le donne, da sempre soggetto passivo della raffigurazione fotografica, rivendicano il diritto di autodeterminarsi e di diventare soggetto che possiede il pieno controllo sulla propria immagine. Da queste premesse nasce la serie Donne allo specchio, realizzata nel 1977 e pubblicata l’anno successivo nel volume collettivo del gruppo di artiste di cui la fotografa fa parte. Nelle opere di Mattioli, composte da una sequenza di scatti, la superficie fotografica non è altro che lo specchio stesso su cui si riflettono le donne ritratte, in un atto di presa di coscienza di sé, guardandosi piuttosto che lasciandosi guardare. Fra queste si inserisce anche l’artista, ribadendo in questo modo la volontà di creare un autoritratto collettivo per scardinare la dinamica di potere che incorre normalmente fra chi fotografa e chi viene fotografato. È lei stessa e dire: “In ognuna di loro mi rispecchio anch’io, perché è nell’altra che ritrovo frammenti diversi del mio stesso guardarmi”.

Paola Mattioli studied philosophy with Enzo Paci, graduating with a thesis on photography. At a very young age she became assistant to Ugo Mulas. In 1970, she portrayed Giuseppe Ungaretti fifteen days before his death and her photo was published in several magazines all over the world, launching her career as a photographer. In 1974, the year of the divorce referendum, Mattioli – who was an active member of the feminist movement – and Anna Candiani, published Immagini del no, whose photos were also displayed at the Il Diaframma gallery in Milan. In that period Mattioli met regularly with a group of artists sharing her same interests and this experience led to the collective volume entitled “Ci vediamo mercoledì. Gli altri giorni ci immaginiamo”, published in 1978. During the course of her career Mattioli has used photography to explore political and philosophical themes, from feminism to labour, form the act of vision to the use of the language of photography itself. The book Paola Mattioli. Sguardo critico di una fotografa by Cristina Casero, the first monograph dedicated to the photographer’s work was published in 2016. In 2020 Mattioli curated Dior’s 2020-21 autumn/winter campaign inspired by feminism.

If the theme of self-representation has been central since the outset of photographic expression, it was in the 1970s that it assumed new significance and importance compared to the past. The birth of the feminist movement, in fact, inspired a new level of awareness in the field of visual arts: women who had always been passive subjects in photographic representation, claimed the right to self-determine and to become subjects possessing full control over their image. From this assumption the series Donne allo specchio was conceived in 1977 and published the following year in a collective volume by the group of artists to which Mattioli belonged. In Mattioli’s work, composed of a sequence of photos, the photographic surface is nothing other than the mirror itself in which the portrayed women are reflected, in the act of becoming aware of themselves, looking at themselves rather than letting others look at them. Among the portrayed women is also the artist who, by including herself, underlines her intention to create a collective self-portrait to unhinge the hierarchy usually established between who is photographing and who is being photographed. Mattioli affirmed: “I see myself in each one of them, because it is in other women that I find fragments of my own image”.