SHOBHA

Shobha

(Palermo, 1954)

ITALIANO
Bio / Focus

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BioFocus

Dopo un lungo periodo trascorso in India dedicandosi alla meditazione e allo studio della musica orientale, Shobha rientra in Sicilia nel 1981 e inizia a fotografare per il quotidiano “L’Ora” insieme alla madre Letizia Battaglia e a un gruppo di giovani autori impegnati a documentare le stragi di mafia che in quegli anni affliggevano la Sicilia. Negli anni successivi lavora sistematicamente su tematiche sociali e di politica internazionale, realizzando reportage spesso incentrati sul ruolo della figura femminile all’interno della società contemporanea. Nel 1991 entra a far parte dell’agenzia Contrasto e nel 1995 il suo lavoro viene presentato alla Biennale di Venezia. Nel corso della sua carriera ha vinto per due volte il World Press Photo, nel 1998 con un lavoro sull’aristocrazia siciliana intitolato Gli ultimi Gattopardi e nel 2001 con Gli angeli della Medina, reportage sulla stilista africana Oumou Sy. Oltre a essere esposte in gallerie e musei di tutto il mondo, le sue fotografie sono state pubblicate su alcune delle più importanti testate italiane e internazionali, fra cui “Repubblica”, “Corriere della Sera”, “l’Espresso”, “Vanity Fair”, “Focus” “Zeit Magazine”, “Der Spiegel”, “New York Times”, e “Sunday Times”. Vive fra l’Italia e l’India, dove porta avanti il progetto Mother India School, che coniuga fotografia e volontariato sociale.

Focus / italiano

Dall’inizio degli anni novanta, per circa dieci anni, Shobha ha ritratto gli esponenti dell’aristocrazia siciliana durante serate in abito da sera, feste in maschera o nel bel mezzo di parate con maestose carrozze trainate da cavalli. Lo sfondo è quello di dimore lussuose, arredate con tessuti barocchi, affreschi e dipinti il cui sfarzo viene esaltato dall’illuminazione teatrale delle scene. Ciò che emerge è una Sicilia opulenta e ambigua, dove le contraddizioni raccontate dal celebre romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa rivivono sulla spinta delle grandi trasformazioni che hanno interessato la società italiana di fine Novecento. Nonostante il mondo contemporaneo sia radicalmente diverso da quello del Risorgimento, i protagonisti de Gli ultimi Gattopardi non sembrano farne parte, immersi come sono in continui festeggiamenti dall’atmosfera sontuosa e rarefatta. La Sicilia di queste immagini appartiene in egual misura al passato e al presente, in equilibrio fra mito e leggenda, fra legalità e illegalità, in una linea d’ombra dove la bellezza è esasperata a tal punto da rientrare in un orizzonte di finzione.

After a long sojourn in India, devoted to meditation and the study of eastern music, Shobha returned to Sicily in 1981 and began to work as a photographer for the newspaper L’Ora, together with her mother Letizia Battaglia and a group of young writers committed to documenting the Mafia killings plaguing Sicily in those years. She then began to concentrate her work on social themes and international politics, in reportage often focused on the role of women in contemporary society. In 1991, she joined the agency Contrasto and her work was presented at the Venice Biennale in 1995. She has won the World Press Photo award twice in her career: in 1998, for a project on the Sicilian aristocracy titled Gli ultimi Gattopardi and, in 2001, for her reportage on the African stylist Oumou Sy, Gli angeli della Medina. Her photographs have been shown at galleries and museums all over the world and published in some of the world’s most important newspapers and magazines, including La Repubblica, Il Corriere della Sera, l’Espresso, Vanity Fair, Focus Zeit Magazine, Der Spiegel, the New York Times and the Sunday Times. She divides her time between Italy and India, running the Mother India School in the latter, a project that combines photography and social volunteer work.

For ten years, starting in the early 1990s, Shobha photographed members of the Sicilian aristocracy in evening dress, at masquerade balls and during processions with grand horse-drawn carriages. Luxurious residences form the background, filled with ornate fabrics, frescoes and paintings, their sumptuousness heightened with theatrical lighting. What emerged was an opulent, ambiguous Sicily, where the contradictions revealed in the famous novel by Giuseppe Tomasi di Lampedusa were revived by the major transformation of Italian society at the end of the twentieth century. Although the contemporary world is radically different from that of the Risorgimento, the subjects of Gli ultimi Gattopardi do not seem to be part of it, immersed as they are in endless parties played out in a sumptuous, rarefied atmosphere. The Sicily of these images belongs to the past and present in equal measure, balanced between myth and legend, legality and illegality, in a shadowy space where beauty is exaggerated to the point of becoming fiction.