TINA MODOTTI

Tina Modotti

(Udine, 1896 – Città del Messico / Mexico City, 1942)

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Bio / Focus

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BioFocus

Tina Modotti trascorre l’infanzia in Italia, a sedici anni raggiunge il padre a San Francisco, dove recita in commedie e film muti e lavora come modella. Nel 1918 sposa il pittore Roubaix de l’Abrie Richey e si trasferisce a Los Angeles. Nel 1920 conosce Edward Weston, del quale diventa musa e amante. Nel 1923 vanno a vivere a Città del Messico, qui frequentano altri espatriati culturali e politici, come Sergej Eisenstein e Leon Trotskij, e stringono una forte amicizia con Frida Kahlo e Diego Rivera. Grazie a Weston, Modotti affina le sue competenze fotografiche lavorando nello studio di ritrattistica che aprono in città. In questo periodo si avvicina al movimento comunista, di cui diventa attivista e fotografa. Nel 1929, alla Biblioteca Nazionale del Messico, inaugura la sua prima mostra personale, acclamata come la Prima esposizione rivoluzionaria del Messico. Nel 1930 viene espulsa dal Paese a causa delle sue idee politiche. Si stabilisce quindi a Mosca con il compagno Vittorio Vidali, si iscrive al Partito comunista sovietico e abbandona la fotografia. Dal 1936 al 1939 i due si uniscono alla lotta al fascismo in Spagna e dopo la sconfitta del franchismo tornano in Messico. Nel 1942 Modotti muore a causa di un sospetto arresto cardiaco a soli quarantacinque anni.

Focus / italiano

Fra il 1923 e il 1930 Tina Modotti ritrae persone e luoghi del Messico applicando i principi della Straight photography a un esplicito impegno sociale e politico. È del 1925 l’iconica Telephone Wires, Mexico, nella quale la ripetizione grafica creata dall’intreccio dei fili si distacca dal formalismo puro di Weston per diventare una vera e propria esaltazione della modernità. Quest’immagine attira l’attenzione degli Estridentistas, collettivo letterario d’avanguardia basato sul culto del progresso, che l’anno successivo la pubblica sulla propria rivista “Horizonte”, con le opere di altri artisti rivoluzionari messicani. Gli ideali politici di Modotti, tuttavia, emergono in maniera più netta nelle fotografie che ritraggono lavoratori all’opera, i cui strumenti del lavoro o i dettagli anatomici sono spesso associati ai simboli all’iconografia socialista. Nel contesto impegnato in cui si muove, è fondamentale l’incontro nel 1928 con Julio Antonio Mella, fondatore del Partito comunista cubano, che Modotti ritrae idealmente attraverso uno scatto della macchina da scrivere da lui utilizzata per registrare e trasmettere le proprie idee. L’anno successivo Mella viene assassinato mentre Modotti si trova al suo fianco. L’evento non fa che intensificare il suo impegno politico, diventato nel giro di pochi anni sempre più totalizzante, allontanandola definitivamente dalla fotografia.

Tina Modotti was raised in Italy until the age of sixteen. She later joined her father in San Francisco, where she worked as an actress in various comedies, silent films, as well as a model. In 1918, she became consort to the painter Roubaix de l’Abrie Richey and moved to Los Angeles. In 1920, she met Edward Weston and became his muse and lover. In 1923, they relocated to Mexico City and become friends with other cultural and political expatriates, such as Sergej Eisenstein and Leon Trotsky while establishing a close friendship with Frida Kahlo and Diego Rivera. Weston and Modotti opened their own portraiture studio and it was thanks to Weston that she was able to hone her skills as a photographer. It was during this period that she became interested in the Communist Movement, where she later became an activist and photographer. In 1929, at the National Library of Mexico, she inaugurated her first solo exhibition, acclaimed as the First Revolutionary Photographic Exhibition in Mexico. She was exiled in 1930 due to her political ideals and later settled in Moscow with her companion, Vittorio Vidali where she enrolled in the Soviet Communist Party and abandoned photography.

Between 1923 and 1930, Tina Modotti photographed people and locations in Mexico using the principles of straight photography as an explicit social and political allegiance. It was in 1925 when the legendary Telephone Wires, Mexico was shot, in which the graphic repetition created by intertwining cables disassociate her work from Weston’s pure formalism and which an out-and-out exaltation of innovation surfaces. This image drews the attention of the Stridents, an avant-garde collective artistic and literary movement based on the cult of Modernism that published her work the following year in their magazine Horizonte, including the works of other Mexican revolutionary artists. Modotti’s political ideals, however, emerge very clearly in the photographs of workers portrayed on-the-job, where their tools or anatomical details are often associated to iconographic Socialist symbolism. Given the political context in which she traveled, her encounter with Julio Antonio Mella in 1928 had a fundamental impact on her life. Mella, founder of the Cuban Communist Party, was depicted by Modotti idealistically at his typewriter used to record and impart his ideas. The following year, Mella was assassinated while Modotti was at his side. The episode only served to intensify her political ideals, and over the course of just a few years, embraced her beliefs even more, distancing her definitively from photography.